
Avete presente quel piacere segreto che avvertiamo quando il presuntuoso dell’ufficio si ribalta dalla sedia? O quando la vostra amica bella e perfettina viene mollata di colpo? Ce l'avete presente il godimento che proviamo quando due dirigenti d'azienda vengono beccati dalla kiss cam dei Coldplay e invece di baciarsi cercano disperatamente di nascondersi?
Tranquilli, non si tratta di avere un bidone dell’immondizia al posto del cuore. È un’emozione. È naturale. Ed è più comune di quanto siamo disposti ad ammettere. Si chiama Schadenfreude. Una parola che viene dal tedesco e indica la gioia per le disgrazie altrui. Sebbene si aggiri prepotente nelle nostre vite, la Sciadenfroide (si pronuncia così!) resta un sentimento furtivo e inconfessabile, con cui facciamo fatica a confrontarci.
Ma come funziona?
A cosa serve?
È un difetto oppure no?
In un’epoca di celebrazione dell’individualità, di isolamento sinossi e di gogne mediatiche condotte a colpi di tweet, di scontri politici e rabbia populista, di ironia che sempre più spesso degenera in cinismo, fare i conti con la nostra smania di schadenfreude è anche un tentativo di capire come viviamo oggi la relazione con l’altro.
Apertura spettacolo a cura di Daniel Ruocco dei CABABOZ
Estate In Scena 2026